Patente radioamatore · Parte B Regole e procedure d'esercizio

Sub allegato D, parte B dell'allegato 26 al Codice delle comunicazioni elettroniche. Sei argomenti, tutti a memoria.

La parte B è la metà operativa del tuo esame: come si parla in radio e come ci si identifica. È materia di memoria pura — tabelle, sigle, convenzioni — e proprio per questo è la parte che si porta a casa più facilmente.

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B1

Alfabeto fonetico

Serve a scandire lettera per lettera un nominativo, un nome o una sigla quando il segnale è debole o disturbato. È l'alfabeto ICAO (International Civil Aviation Organization, l'organizzazione internazionale dell'aviazione civile) e NATO, identico in tutto il mondo: chi ascolta ricostruisce le lettere anche se ne perde qualcuna.

Da sapere a memoria

Tutte e ventisei le parole, e la lettera che ciascuna rappresenta. Le domande d'esame vanno in entrambe le direzioni.

AAlfa
BBravo
CCharlie
DDelta
EEcho
FFoxtrot
GGolf
HHotel
IIndia
JJuliet
KKilo
LLima
MMike
NNovember
OOscar
PPapa
QQuebec
RRomeo
SSierra
TTango
UUniform
VVictor
WWhiskey
XX-Ray
YYankee
ZZulu
Esempio

Come si scandisce un nominativo italiano, per esempio IU5ABC:

India · Uniform · Cinque · Alfa · Bravo · Charlie

Le cifre si dicono in chiaro nella propria lingua, o in inglese se il corrispondente è straniero. Nei collegamenti a lunga distanza, quando il segnale è al limite, il nominativo si ripete due volte in fonetico — è l'unica informazione che non può andare perduta.

Approfondimento

Le parole non sono scelte a caso. Sono state selezionate negli anni Cinquanta con prove di ascolto su canali rumorosi condotte fra parlanti di lingue diverse, cercando parole riconoscibili anche quando metà delle sillabe si perde. È il motivo per cui suonano un po' strane a un orecchio italiano: nessuna è pensata per la nostra fonetica in particolare, e proprio questo le rende neutre.

In Italia sopravvive anche l'uso informale dell'alfabeto con nomi di città — Ancona, Bologna, Como — che sentirai spesso in aria fra italiani. Non è quello previsto dal programma d'esame: all'esame vale solo la tabella internazionale qui sopra. Sapere che esistono entrambi ti evita di confonderti quando ascolti.

Sull'aria le parole si pronunciano all'inglese, con qualche convenzione consolidata: Juliet si sente spesso come “giuliett”, Quebec come “chebec”. La grafia ufficiale di alcune parole varia leggermente fra i documenti (Juliett con due t, Alpha con ph): sono varianti della stessa parola, e nessuna domanda d'esame si gioca su quel dettaglio.

B2

Codice Q

Nato per la telegrafia, dove ogni carattere costa tempo: invece di trasmettere “la forza dei vostri segnali è variabile” si battono tre lettere, QSB. Ogni codice ha due valori — una domanda se seguito da punto interrogativo, una risposta o affermazione se usato da solo.

Il meccanismo

QRM? significa «siete disturbati?». QRM significa «sono disturbato». Stesso codice, due direzioni: è la distinzione su cui si costruiscono quasi tutte le domande d'esame.

Il programma d'esame elenca quindici codici. Sono questi, e nessun altro serve.

CodiceDomandaRisposta
QRKQual è l'intelligibilità del mio segnale?L'intelligibilità dei vostri segnali è…
QRMSiete disturbati?Sono disturbato
QRNSiete disturbati da rumori atmosferici?Sono disturbato da rumori atmosferici
QRODevo aumentare la potenza di emissione?Aumentate la potenza di emissione
QRPDevo diminuire la potenza di trasmissione?Diminuite la potenza di trasmissione
QRSDevo trasmettere più lentamente?Trasmettete più lentamente
QRTDevo cessare la trasmissione?Cessate la trasmissione
QRVSiete pronto?Sono pronto
QRXQuando mi richiamerete?Vi richiamerò alle ore…
QRZDa chi sono chiamato?Siete chiamato da…
QSBLa forza dei miei segnali è variabile?La forza dei vostri segnali varia
QSLPotete darmi accusa di ricezione?Do accusa di ricezione
QSOPotete comunicare direttamente con…?Posso comunicare direttamente con…
QSYDevo cambiare frequenza di trasmissione?Trasmettete su un'altra frequenza… kHz (o MHz)
QTHQual è la vostra posizione in latitudine e longitudine?La mia posizione è… di latitudine e… di longitudine
Trucco per memorizzarli. I codici che iniziano per QR riguardano il segnale e l'apparato: potenza, disturbi, velocità, prontezza. Quelli che iniziano per QS riguardano il collegamento: conferma, contatto, cambio frequenza. QTH sta a sé ed è la posizione. Bastano queste tre famiglie per dimezzare lo sforzo.
Esempio

Un collegamento reale, tradotto. La stazione italiana è IU5ABC, quella tedesca DL1XYZ.

DL1XYZ: «IU5ABC de DL1XYZ, QRK 5, QSB»
→ ti capisco perfettamente, ma il tuo segnale va e viene
IU5ABC: «QSL, QRO?»
→ ricevuto, devo aumentare potenza?
DL1XYZ: «QRO. QRM»
→ aumenta la potenza. E qui sono disturbato
IU5ABC: «QSY 14250?»
→ ci spostiamo su 14 250 kHz, cioè 14,250 MHz?

Sei codici e mezza conversazione. È esattamente il motivo per cui il codice Q esiste: in telegrafia quelle frasi avrebbero richiesto centinaia di caratteri.

Un sedicesimo codice che il programma non elenca

Compare nei quiz ministeriali

QSX — Domanda: volete ascoltare… su… kHz o MHz? Risposta: sto in ascolto di… (indicativo di chiamata) su… kHz o MHz.

Il sub allegato D si ferma a quindici codici, ma le banche di domande ministeriali pescano da un elenco più ampio e QSX ci compare. Rientra nella famiglia QS, quella del collegamento: dice su quale frequenza stai aspettando la risposta, ed è di uso quotidiano nelle spedizioni che lavorano in split, cioè trasmettendo su una frequenza e ascoltando su un'altra.

Approfondimento

Il codice Q è stabilito dall'UIT (Unione internazionale delle telecomunicazioni, l'agenzia delle Nazioni Unite che governa l'uso dello spettro radio) e non è un'invenzione radioamatoriale: nasce nel 1909 per il servizio marittimo e copre oggi centinaia di codici divisi per servizio. La serie QRA–QUZ è quella delle radiocomunicazioni, e i radioamatori ne usano abitualmente una trentina; l'esame ne chiede quindici.

L'articolo 12 dell'allegato 26 (“Norme d'esercizio”, il regolamento tecnico allegato al Codice delle comunicazioni elettroniche) autorizza esplicitamente l'impiego del codice Q e delle abbreviazioni internazionali in uso: è l'eccezione alla regola generale che impone il linguaggio chiaro nelle comunicazioni fra radioamatori. Detto altrimenti, non puoi inventarti un tuo codice privato, ma puoi usare quelli riconosciuti a livello internazionale.

Nel parlato quotidiano diversi codici si sono trasformati in sostantivi: “fare un QSO” per fare un collegamento, “la mia QSL” per la cartolina di conferma, “sono in QRP” per operare a bassa potenza — quest'ultimo è diventato il nome di un'intera disciplina, quella di chi cerca collegamenti a lunga distanza con pochi watt. All'esame conta però il significato letterale della tabella, non l'uso gergale.

Attenzione a due coppie che si confondono facilmente. QRM è il disturbo causato da altre stazioni, QRN è il rumore naturale, atmosferico: temporali, scariche elettriche. E QRO è aumentare, QRP è diminuire — la O di “ho più potenza” e la P di “poca” funzionano come promemoria.

B3

Abbreviazioni operative

Tredici sigle, sempre dalla tradizione telegrafica. Servono a scandire il ritmo di un collegamento: chi parla, chi ascolta, quando si chiude.

SiglaSignificato
ARFine della trasmissione
BKSegnale usato per interrompere una trasmissione in atto (break)
CQChiamata a tutte le stazioni
CWOnda continua — telegrafia
KInvito a trasmettere
MSGMessaggio
PSEPer favore (please)
RRicevuto
RSTIntelligibilità, forza del segnale, tonalità
RXRicevitore
SIGSegnale
TXTrasmettitore
URVostro (your)
Le due che si confondono

AR chiude la trasmissione, K invita l'altro a trasmettere. Chi passa la parola manda K; chi chiude definitivamente manda AR.

Tre sigle in più che il programma non elenca

Come per il codice Q, le banche di domande ministeriali vanno oltre le tredici del sub allegato D. Queste tre ricorrono.

SiglaSignificato
VAFine del lavoro — chiusura definitiva del collegamento
CLChiudo la mia stazione (closing)
DEDa — precede il nominativo di chi sta trasmettendo
Le quattro chiusure, in ordine di definitività

K ti passo la parola · AR ho finito questa trasmissione · VA ho finito il lavoro · CL spengo la stazione e me ne vado.

Esempio

Una chiamata telegrafica completa, dall'inizio alla chiusura:

CQ CQ CQ DE IU5ABC IU5ABC K
→ chiamo tutti, sono IU5ABC, a te la parola
IU5ABC DE DL1XYZ RST 599 K
→ ti rispondo, ti ricevo perfettamente
DL1XYZ DE IU5ABC R TNX QSL VIA BURO 73 AR
→ ricevuto, grazie, la cartolina via ufficio smistamento, saluti, chiudo

Nota DE che separa sempre chi si chiama da chi chiama, e K che passa la parola. Se invece di AR avessi mandato CL, avresti annunciato di spegnere la stazione.

I nominativi compaiono anche nell'ultima trasmissione, e non è una cortesia: l'obbligo di identificarsi alla fine di ogni trasmissione è dell'articolo 12 dell'allegato 26, che vedi nel capitolo B5.

Come hai visto nell'esempio, DE è di natura diversa dalle altre tre: non chiude nulla, separa. Sta sempre fra chi viene chiamato e chi chiama, e significa semplicemente «da».

Approfondimento

RST è il sistema con cui si dà il rapporto di ricezione all'altra stazione, e vale la pena capirlo perché è l'unica sigla della lista che sia in realtà una scala di misura. Tre cifre, ciascuna una scala diversa:

  • R — Readability, intelligibilità, da 1 a 5. Quanto capisco quello che dici.
  • S — Strength, forza del segnale, da 1 a 9. Quanto arrivi forte. È il valore che leggi sull'S-meter del ricevitore, dove ogni punto vale 6 dB — il conto è nel capitolo A1 della parte tecnica.
  • T — Tone, tonalità, da 1 a 9. Quanto è pulita la nota telegrafica. Si usa solo in CW: in fonia il rapporto ha due sole cifre.

Un “59” in fonia significa perfettamente intelligibile e fortissimo; un “599” in telegrafia aggiunge che la nota è pura. Sono i numeri che sentirai più spesso, spesso pronunciati per cortesia anche quando il segnale non li merita.

CQ deriva dal francese sécurité attraverso l'uso telegrafico britannico, dove indicava un messaggio diretto a tutte le stazioni in ascolto. “Chiamare CQ” è l'atto fondamentale del radioamatore: si lancia la chiamata in una frequenza libera e si aspetta che qualcuno risponda.

AR, BK e K in telegrafia si trasmettono spesso come caratteri fusi, senza pausa fra le lettere: AR diventa un solo simbolo. Non è materia d'esame, ma spiega perché sono elencate come sigle e non come parole.

B4

Soccorso, urgenza e catastrofi naturali

Qui il programma esce dalla tecnica e tocca la funzione sociale del servizio. Sono poche nozioni, ma pesano: riguardano le uniche situazioni in cui le regole ordinarie si sospendono. È anche la sezione in cui i riferimenti di legge si affollano, quindi conviene prima capire chi è chi.

Le due fonti italiane, in due righe

Orientamento

Il Codice delle comunicazioni elettroniche è il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259: la legge che governa in Italia tutte le telecomunicazioni. L'attività radioamatoriale occupa il Capo VII della Parte IV, dall'articolo 134 al 145.

L'allegato 26 è il regolamento tecnico allegato a quel Codice, intitolato «Adeguamento della normativa tecnica relativa all'esercizio dell'attività radioamatoriale». Nel testo oggi vigente è quello sostituito dal decreto ministeriale 1° marzo 2021.

In una formula: il Codice dice che cosa puoi fare, l'allegato 26 dice come.

Gli articoli che ricorrono in questa sezione sono quattro. Ognuno ha una rubrica, cioè un titolo ufficiale, e conviene impararli per rubrica invece che per numero: all'esame la domanda cita il numero, ma la rubrica ti dice subito di che cosa si parla.

RiferimentoRubricaChe cosa stabilisce
Codice, art. 134Attività di radioamatoreDefinisce l'attività e i limiti ordinari entro cui si svolge
Codice, art. 141CalamitàIn caso di pubblica calamità consente collegamenti speciali oltre quei limiti
Codice, art. 142AssistenzaAmmette la radioassistenza alle manifestazioni sportive
All. 26, art. 12Norme d'esercizioCome si opera: linguaggio chiaro, identificazione, divieti, interconnessione con le reti pubbliche

I segnali di soccorso

Da sapere a memoria

In radiotelegrafia il segnale di soccorso è · · · — — — · · ·, cioè SOS.
In radiotelefonia è la parola MAYDAY.

Non è che SOS sia delle navi e MAYDAY degli aerei: li usano entrambi. A cambiare non è chi trasmette, ma come: in telegrafia SOS, in fonia MAYDAY.

Il gradino sotto: l'urgenza

Il titolo del programma d'esame parla di «segnali internazionali di soccorso, traffico in caso di urgenza e comunicazioni in caso di catastrofi naturali». Sono tre cose distinte, e l'urgenza è quella che si capisce meno perché non è una via di mezzo vaga: è un livello preciso, con un segnale suo.

Il Regolamento delle Radiocomunicazioni organizza le comunicazioni prioritarie in una scala a tre gradini, in ordine di precedenza decrescente. Chi ascolta capisce subito quanto è grave la situazione dalla parola che sente.

LivelloFoniaTelegrafiaQuando si usa
Soccorso
distress
MAYDAY SOS Pericolo grave e imminente: serve assistenza immediata. «Sto affondando.»
Urgenza
urgency
PAN PAN XXX Messaggio urgentissimo per la sicurezza di una nave, di un aeromobile o di una persona, ma senza pericolo imminente. «Motore in avaria, sono alla deriva.»
Sicurezza
safety
SÉCURITÉ TTT Avviso importante per la navigazione o di carattere meteorologico. «Container alla deriva sulla rotta.»
La differenza in una riga

Soccorso: sto per morire. Urgenza: ho un problema serio ma non sto per morire. Sicurezza: attenzione, c'è un pericolo — non per me, per chi passa di qui.

Esempio

Tre situazioni sulla stessa barca, tre livelli diversi.

MAYDAY — imbarco acqua e sto affondando, mandate soccorso subito PAN PAN — motore in avaria, sono alla deriva ma non in pericolo immediato, chiedo rimorchio SÉCURITÉ — avviso tutti che c'è un container semisommerso alla deriva sulla rotta

Nel primo caso il pericolo è per me e immediato. Nel secondo è per me ma non immediato. Nel terzo non è per me affatto: sto avvisando gli altri.

Ciascun segnale si ripete tre volte all'inizio della chiamata, e ogni livello ha priorità assoluta su tutto ciò che sta sotto: il traffico di soccorso zittisce quello di urgenza, l'urgenza zittisce la sicurezza, e tutti e tre zittiscono le comunicazioni ordinarie.

Il radioamatore ha un divieto esplicito su questo punto. L'articolo 12 dell'allegato 26 (“Norme d'esercizio”) vieta di fare uso del segnale di soccorso e di impiegare segnali che possano dare luogo a falsi allarmi. Il segnale di soccorso appartiene a chi è realmente in pericolo, non a chi lo cita.

La Risoluzione n. 640

È la risoluzione del Regolamento delle Radiocomunicazioni dell'UIT (Unione internazionale delle telecomunicazioni) che disciplina l'uso internazionale delle stazioni di radioamatore in caso di catastrofi naturali. In condizioni normali un radioamatore può collegarsi soltanto con altri radioamatori autorizzati; la Risoluzione 640 apre una deroga.

Il principio

In caso di catastrofe naturale, e limitatamente al traffico di soccorso, le stazioni di radioamatore possono comunicare anche con stazioni di servizi diversi dal servizio di radioamatore, su bande attribuite in via esclusiva al servizio di radioamatore. È una deroga eccezionale, circoscritta all'emergenza, che le amministrazioni possono sospendere.

La deroga ha due facce, e i quiz le chiedono entrambe. Cade il vincolo sui corrispondenti, come appena detto, e cade quello sul contenuto: si possono trasmettere messaggi per conto di terzi, cosa normalmente esclusa perché terrebbe il servizio di radioamatore dentro il terreno delle telecomunicazioni commerciali. Sul traffico per conto terzi e sulla disposizione 25.3 del Regolamento c'è il quadro completo nel capitolo C6 della parte C.

Le bande richiamate sono elencate nella nota 5.120 della Tabella di ripartizione delle frequenze del Regolamento:

Bande della Risoluzione 640
3,5 · 7,0 · 10,1 · 14,0 · 18,068 · 21,0 · 24,89 MHz  e  144 MHz
Una stranezza da conoscere. La stessa nota 5.120 dell'UIT segnala che la Risoluzione 640 è stata abrogata dalla WRC-97 (World Radiocommunication Conference, la conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 1997). Il programma d'esame italiano continua però a elencarla espressamente fra gli argomenti, e le domande sono costruite sul programma: studiala come sopra. Se una domanda ti chiede l'elenco delle bande, è quello.
Approfondimento

La logica della deroga è semplice: in una calamità le reti ordinarie cadono per prime — telefonia, ponti radio commerciali, alimentazione — mentre una stazione radioamatoriale con un'antenna filare e una batteria continua a funzionare. Se in quel momento un radioamatore potesse parlare solo con altri radioamatori, la sua utilità si fermerebbe alla soglia della protezione civile. La Risoluzione 640 rimuove quella soglia.

La limitazione alle bande esclusive del servizio di radioamatore non è un dettaglio burocratico: serve a garantire che il traffico di emergenza non finisca a interferire con servizi che, su bande condivise, avrebbero anch'essi un ruolo nella gestione della crisi.

Sul piano nazionale la stessa funzione ha tre appigli precisi, che ti conviene saper citare per articolo:

  • Art. 12 dell'allegato 26 (“Norme d'esercizio”) — consente l'interconnessione della stazione con le reti pubbliche di comunicazione elettronica per motivi esclusivi di emergenza o di conseguimento delle finalità proprie dell'attività di radioamatore.
  • Art. 141 del Codice (“Calamità”) — in caso di pubblica calamità o per particolari contingenze di pubblico interesse, l'autorità competente può autorizzare le stazioni di radioamatore a effettuare collegamenti speciali oltre i limiti stabiliti dall'art. 134 (“Attività di radioamatore”), che è l'articolo dove quei limiti sono scritti.
  • Art. 142 del Codice (“Assistenza”) — i radioamatori possono essere ammessi a svolgere attività di radioassistenza in occasione di manifestazioni sportive, previa tempestiva comunicazione agli organi periferici del Ministero del nominativo dei radioamatori partecipanti, della località, della durata e dell'orario della manifestazione.

Il filo che li lega è semplice: l'articolo 134 fissa il perimetro ordinario, l'articolo 141 lo allarga quando c'è una calamità, l'articolo 142 lo allarga quando c'è una manifestazione. E l'articolo 12 dell'allegato 26 apre l'unica porta verso le reti pubbliche, ma solo in emergenza.

Da dove vengono quelle parole. Sono tutte francesi, perché il francese era la lingua diplomatica quando queste convenzioni furono scritte. Mayday è m'aider, aiutatemi. Pan pan viene da panne, avaria — ed è esattamente il senso del livello di urgenza: qualcosa si è rotto, non sto affondando. Sécurité è sicurezza. Ricordare l'origine aiuta a non invertire i primi due.

Perché al radioamatore serve conoscerli se non può usarli. Il divieto dell'articolo 12 riguarda l'emettere quei segnali: non sono a tua disposizione, appartengono a chi è in pericolo. Ma puoi riceverli, e in quel caso devi sapere che cosa hai sentito. La differenza fra un mayday e un pan pan cambia quello che va fatto dopo: nel primo caso qualcuno rischia la vita adesso.

Il terzo livello, quello che il programma chiama a parte. Le comunicazioni in caso di catastrofi naturali della Risoluzione 640 non stanno su questa scala. Soccorso, urgenza e sicurezza riguardano un mezzo o una persona in difficoltà, e sono nati nel mondo marittimo e aeronautico. La Risoluzione 640 riguarda invece uno scenario collettivo — un terremoto, un'alluvione — e non introduce un segnale nuovo: cambia con chi il radioamatore ha diritto di parlare. È una deroga sui corrispondenti ammessi, non un quarto gradino della scala.

B5

Indicativi di chiamata

Il nominativo identifica univocamente una stazione in tutto il mondo. È l'unico dato che devi trasmettere per legge, ed è il primo che chiunque annota quando ti sente.

Composizione

Il nominativo si legge in due pezzi. Il prefisso dice da dove trasmetti: una o più lettere assegnate dall'UIT al Paese, seguite da una cifra che individua la zona di chiamata. Il suffisso è il gruppo di lettere finale che identifica la singola stazione.

Allegato 26, art. 6 — “Nominativo”

Il nominativo italiano è formato dalla lettera I — nona lettera dell'alfabeto — cui può seguire una seconda lettera, poi una singola cifra legata alla regione di appartenenza e infine un gruppo di lettere. In IZ5ABC: IZ è la serie, 5 è la Toscana, ABC è la stazione.

All'Italia l'UIT ha assegnato tutti i prefissi che iniziano per I. Le serie si sono succedute nel tempo man mano che le combinazioni si esaurivano: prima I, poi IK, poi IZ, oggi IU. Il tuo, quando arriverà, sarà con ogni probabilità un IU5.

Esempio

Come si legge un nominativo italiano, pezzo per pezzo. Prendi IZ5XYZ:

I → Italia, assegnata dall'UIT
Z → la serie, cioè in che epoca è stato assegnato
5 → la Toscana
XYZ → questa stazione e nessun'altra al mondo

Il prefisso è IZ5 e dice da dove trasmette; il suffisso è XYZ e dice chi è. Sentendo un IK2 sai che è un lombardo con una patente più vecchia della tua; un IT9 è siciliano; un IQ5 non è una persona ma una sezione di associazione.

Le zone di chiamata italiane

CifraTerritorio
1Piemonte e Liguria
2Lombardia
3Veneto
4Emilia-Romagna
5Toscana
6Marche e Abruzzo
7Puglia e provincia di Matera
8Molise, Campania, Calabria e provincia di Potenza
9Sicilia
0Lazio, Umbria e Sardegna

Cinque territori hanno in più una serie di prefisso dedicata, che si affianca alla cifra di zona senza sostituirla: la cifra resta quella del territorio, cambia la sigla che la precede.

PrefissoTerritorio
IX1Valle d'Aosta
IN3Trentino-Alto Adige
IV3Friuli-Venezia Giulia
IS0Sardegna
IT9Sicilia

Sono le cinque regioni a statuto speciale. Attenzione a non leggerle come prefissi esclusivi: un siciliano può essere IT9 ma anche IW9, IZ9 o IU9, perché la cifra 9 è la sua zona e la coppia di lettere dice solo in che epoca gli è stato assegnato il nominativo. Vale lo stesso per la Sardegna con lo 0.

Prefissi con funzione particolare

PrefissoUso
IQSezioni delle associazioni radioamatoriali legalmente costituite
IRStazioni ripetitrici automatiche non presidiate
II · IO · IYNominativi speciali per manifestazioni ed eventi; IY è riservato alle stazioni legate a Guglielmo Marconi

Quando obbligo trasmettere il nominativo

Allegato 26, art. 12 comma 6 — “Norme d'esercizio”

All'inizio e alla fine delle trasmissioni, e a intervalli di dieci minuti nel corso di esse. Nelle trasmissioni numeriche a pacchetto il nominativo deve essere contenuto in ogni pacchetto.

Esempio

Stai facendo un collegamento lungo, quaranta minuti di chiacchierata. Quante volte devi dire il tuo nominativo?

all'inizio → 1
al decimo, al ventesimo, al trentesimo minuto → 3
alla fine → 1
totale: 5 volte

Nella pratica lo si dice a ogni passaggio, che dura molto meno di dieci minuti: l'obbligo si soddisfa da solo. Il caso in cui bisogna stare attenti è quello opposto, la trasmissione lunga e ininterrotta — una prova, una taratura, un beacon.

Approfondimento

Le zone seguono il CAP. Le cifre di zona furono introdotte nel 1972 riprendendo la prima cifra del codice di avviamento postale, adottato cinque anni prima. È il motivo per cui la geografia radioamatoriale italiana non coincide con le regioni amministrative: Marche e Abruzzo condividono la 6, la provincia di Matera sta con la Puglia nella 7, quella di Potenza con la Campania nell'8. Non c'è una logica radio dietro, c'è la logica postale del 1967.

Le sigle di portabilità. Chi opera temporaneamente fuori dalla propria sede aggiunge un suffisso dopo il nominativo: /P per stazione portatile, /M per stazione mobile su mezzo in movimento. Operando da un'altra zona di chiamata si usa invece la cifra di quella zona — IU5ABC/8 — e da una regione a statuto speciale o da un'isola si antepone il prefisso speciale: IT9/IU5ABC. Non è materia di legge ma raccomandazione dell'ARI (Associazione Radioamatori Italiani), e la trovi ovunque nei log.

Isole e country. Nel gergo radioamatoriale il termine country non coincide con lo Stato: l'Italia vale due country, perché la Sardegna, essendo un'isola a più di cento chilometri dal continente, conta a sé. Da qui i prefissi IS0 per la Sardegna e una serie di prefissi per arcipelaghi — IH9 Pantelleria, IG9 Pelagie, ID9 Eolie, IA5 isole toscane. Alcuni sono ufficiali, altri sono uso consolidato della comunità e non atti ministeriali.

Perché la lettera I. L'articolo 6 dell'allegato 26 (“Nominativo”) la definisce con una precisione quasi pedante — «nona lettera dell'alfabeto» — perché il blocco di prefissi assegnato dall'UIT a un Paese è una risorsa internazionale, e l'identificazione non può dipendere da come si scrive o si pronuncia in una lingua o nell'altra.

Perché all'Italia basta una lettera sola. Il Regolamento delle Radiocomunicazioni stabilisce che i primi due caratteri di un nominativo, o in certi casi il solo primo carattere, costituiscono l'identificazione di nazionalità. E una nota elenca le serie per cui basta il primo carattere: B, F, G, I, K, M, N, R, W e 2. L'Italia è fra queste, ed è il motivo per cui tutti i prefissi che cominciano per I — I, IK, IZ, IU, IW, IQ, IR — sono italiani senza bisogno di guardare la seconda lettera.

Perché esistono le zone 0 e 1. La regola generale del Regolamento vieta di usare le cifre 0 e 1 subito dopo una lettera nella formazione degli indicativi. C'è però una disposizione che dice espressamente che quel divieto non si applica alle stazioni di radioamatore. Senza quella deroga non potrebbero esistere né gli I0 del Lazio e dell'Umbria né gli I1 del Piemonte e della Liguria.

Uso della stazione da parte di altri. L'articolo 12 (“Norme d'esercizio”) vieta l'uso della stazione a persona diversa dal titolare, salvo che si tratti di persona munita di patente che operi sotto la diretta responsabilità del titolare. In quel caso si usa il nominativo della stazione da cui si trasmette, non quello dell'operatore. È una domanda d'esame classica.

Il caso delle stazioni ripetitrici. Anche una stazione automatica ha l'obbligo di identificarsi ogni dieci minuti, e la sua portante non può restare accesa in permanenza: deve interrompersi automaticamente entro dieci secondi dall'ultimo segnale ricevuto. Sono i numeri dell'articolo 9 dell'allegato 26 (“Autorizzazione generale per stazioni ripetitrici automatiche non presidiate”), e si ricordano bene in coppia: dieci minuti per il nominativo, dieci secondi per la portante.

B6

Piani di frequenze della IARU

Il programma chiede due cose sole: che cosa sono i piani di frequenze della IARU (International Amateur Radio Union, la federazione mondiale delle associazioni radioamatoriali) e quali obiettivi perseguono.

La distinzione che conta

Le bande sono attribuite al servizio di radioamatore dallo Stato, attraverso il Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze (PNRF): quelle sono legge. Il band plan dice come i radioamatori si dividono l'interno di ciascuna banda fra i vari modi di emissione, ed è redatto dalla IARU: quello non è legge, è una raccomandazione internazionale adottata volontariamente.

La IARU riunisce le associazioni nazionali dei radioamatori; per l'Italia vi aderisce l'ARI. Fondata nel 1925, rappresenta i radioamatori presso l'UIT e coordina l'uso dello spettro fra le associazioni dei diversi Paesi.

Obiettivi dei piani di frequenze

  • Evitare interferenze fra modi diversi. Un segnale telegrafico occupa poche centinaia di hertz, uno in banda laterale unica qualche kilohertz, uno in modulazione di frequenza molto di più. Tenerli separati in segmenti distinti è l'unico modo perché convivano nella stessa banda.
  • Rendere prevedibile l'ascolto. Se so che i beacon stanno sempre in una certa porzione e il traffico digitale in un'altra, so dove cercare quello che mi interessa.
  • Armonizzare l'uso a livello internazionale, così che una stazione italiana e una giapponese si trovino sulle stesse porzioni per lo stesso scopo.
  • Riservare segmenti a usi particolari: fari di propagazione, traffico satellitare, ingressi e uscite dei ripetitori, frequenze di chiamata.
Approfondimento

Le tre regioni IARU ricalcano quelle dell'UIT. Regione 1: Europa, Africa, Medio Oriente e Russia asiatica. Regione 2: Americhe. Regione 3: Asia e Pacifico. L'Italia sta nella Regione 1, e il band plan che la riguarda è quello della Regione 1. Le attribuzioni di banda dell'UIT differiscono da regione a regione, ed è il motivo per cui i quaranta metri hanno estensioni diverse in Europa e in America.

Il caso più citato: i trenta metri. Sulla banda dei 30 metri il band plan IARU esclude la fonia, ammettendo solo telegrafia e modi digitali. Nessuna legge italiana lo vieta — è il piano IARU a stabilirlo, e i radioamatori lo rispettano perché la banda è strettissima, cinquanta kilohertz in tutto, e a statuto secondario.

Le bande WARC. I 30, 17 e 12 metri furono attribuite al servizio di radioamatore dalla WARC (World Administrative Radio Conference, la conferenza mondiale delle radiocomunicazioni) del 1979, da cui il nome. Per convenzione IARU su queste bande non si fanno contest: sono strette, e lasciarle libere dalle gare garantisce che restino utilizzabili per il traffico ordinario e per il DX.

Perché una raccomandazione funziona senza sanzioni. Il band plan regge sulla reciprocità: chi lo viola non rischia una multa, rischia di trovare la propria frequenza inutilizzabile perché nessuno sa che è lì. È lo stesso meccanismo per cui le convenzioni di identificazione e i codici Q si sono diffusi molto prima di essere recepiti in un regolamento.

Sul piano d'esame conviene tenere ben distinti i tre livelli: il Regolamento delle Radiocomunicazioni UIT attribuisce le bande ai servizi a livello mondiale; il Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze le attribuisce in Italia e ha valore di legge; il band plan IARU organizza l'uso interno delle bande ed è volontario. Una domanda che chiede “chi stabilisce…” si gioca quasi sempre su questa scala.